Banca di Forlì -
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Il Quattrocento

Dopo le lotte medioevali, Forlì fu ripresa a metà Quattrocento dagli Ordelaffi , e governata dal 1466 al 1480 da Pino III, l'esponente più noto della dinastia. Sotto il suo regno fiorirono a Forlì artisti con il Melozzo e Pace Bombace ed iniziò la sua attività il Palmezzano. Egli arricchì Forlì di splendidi palazzi e fece completare la Rocca di Ravaldino.

Inoltre vennero pressocché concluse le mura perimetrali che circonderanno la città fino al 1905. Il "Principato" di Pino III si caratterizzò per un periodo di pace e di espansione economica, pur essendo intessuto di congiure di Palazzo. Tra queste si segnalano anche le misteriose morti delle prime due mogli dell'Ordelaffi, Zaffira dei Manfredi di Imola e Barbara dei Manfredi di Faenza, il cui mausoleo fu posto nella Chiesa di San Biagio e poi nell'Abbazia di San Mercuriale.

Alla sua repentina morte (forse dovuta all'arsenico) seguirono vari aspiranti alla Signoria, fino all'avvento di Gerolamo Riario, conte di Imola e nipote del Papa Sisto IV. La moglie, Caterina Sforza, reggente di Forlì dal 1488 al 1500 (dopo l'assassinio del marito) governò la città in un momento felice, durante il quale l'architetto Pace Bombace costruì l'Oratorio di San Sebastiano, fu aperta a Forlì la prima tipografia e Melozzo e Palmezzano produssero le opere migliori. Dopo una strenua difesa della città, Caterina dovette però capitolare di fronte a Cesare Borgia. La signoria di quest'ultimo durò anch'essa pochi anni e, dopo un fugace ritorno degli Ordelaffi, si svilupparono delle lotte fra fazioni rivali (Moratti contro Numai) fino al 1540, quando lo stato pontificio riuscì a riprenderne il controllo.

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