Banca di Forlì -
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Dopo la guerra 

La Cassa Rurale ed Artigiana di San Varano nel dopoguerra fu in grado di sostenere l’elevata richiesta di prestiti, sottoponendosi talvolta a rischi alti (come fece anche la Cassa di Malmissole). L’istituto si trasferì nella canonica parrocchiale, vista l’inagibilità dei locali danneggiati dalla guerra. Solo nel 1962 gli uffici ritornarono nella loro sede naturale.

Negli anni Cinquanta vi fu anche un graduale mutamento nella composizione societaria, con l’ingresso di nuove risorse. L’istituto ebbe a mutare la propria politica nei confronti dei settori creditizi, decidendo di investire anche nei settori della piccola e media impresa (artigianale e non), così come nel settore terziario. Si cercava pertanto di battere nuove strade, anche al fine di slegarsi da un eccessivo legame con le attività agricole. Alla fine degli anni Sessanta, la banca riuscì ad affrontare in modo positivo le difficoltà economiche e le tensioni sociali del periodo. L’assemblea dei soci, infatti, riuscì nel 1967 ad approvare l’istituzione di un libretto di risparmio a favore dei figli dei soci e di tutti i nati nella parrocchia di San Varano.

A partire dal 1969 iniziò poi il cammino verso la fusione con la Cassa di Malmissole, che portò nel 1971 alla nascita della Cassa Rurale ed Artigiana di Forlì.

Dal canto suo, l’istituto di Malmissole, dopo la guerra, partecipò attivamente alla ricostruzione. Rispetto al periodo prebellico e bellico, la Cassa Rurale ed Artigiana aumentò notevolmente il volume dei prestiti erogati, tanto che dovette rivolgersi ad altri istituti per soddisfare le numerose richieste. Negli anni Cinquanta i fenomeni di urbanizzazione condussero ad un aumento delle richieste, ma la composizione dei soci rimase sostanzialmente immutata fino alla metà degli anni Sessanta. Come accadde per la Cassa di San Varano, in quest’ultimo periodo gli amministratori decisero di diminuire gradualmente gli investimenti effettuati nel settore agricolo, per sostenere la nuova rete di piccole e medie imprese operanti sia nei settori tradizionali che in quelli più tecnologicamente evoluti. Il fine era anche quello di sottrarsi all’eccessiva interdipendenza con il settore agricolo, i cui risultati influenzavano profondamente i risultati di gestione.

Per favorire soci e clienti ed essere più vicina ai mercati settimanali, la Cassa di Malmissole spostò i locali sociali nel 1964 in via Volturno a Forlì, potenziando successivamente anche l’organico. Nel 1965 l’istituto aderì anche alla Federazione Regionale delle Casse Rurali ed Artigiane con sede a Bologna, per agevolare, assistere e difendere gli aderenti, istituendo poi un fondo di solidarietà per le Casse confederate.
Parallelamente al processo di modernizzazione anche la composizione dei soci iniziò a modificarsi e il processo continuò con la nascita della Cassa Rurale ed Artigiana di Forlì.

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