Banca di Forlì -
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I primi anni 

La Cassa Rurale di San Varano, dopo la fondazione, ebbe qualche problema di carattere burocratico; infatti il Tribunale di Forlì avanzò qualche obiezione sulla formulazione di qualche articolo dello statuto. Negli anni successivi lo statuto venne modificato ben tre volte (nel 1901, 1902, 1903) e venne ridefinito anche il territorio di competenza, ampliato alle parrocchie di Castiglione, Petrignone, Villagrappa e Villa Rovere. Come la Cassa di Malmissole, aprì un conto corrente presso l'agenzia del Piccolo Credito romagnolo per affrontare temporanee illiquidità; a differenza di quest’ultima, invece, essa riuscì a chiudere in attivo i primi esercizi.

Anche durante il primo conflitto mondiale la Cassa di San Varano mantenne un andamento positivo; solo alla fine degli anni Venti si ebbero segnali di crisi, dovuti alla riduzione degli utili conseguiti. L’istituto decise allora di incentivare il deposito del risparmio da parte dei soci. Questo permise alla cassa di sopravvivere, viste anche le difficoltà che sorsero nel periodo successivo, caratterizzato da una sempre maggiore ingerenza dell’Ente assistenziale fascista. I controlli sempre più stretti, le dimissioni dei sacerdoti che occupavano cariche sociali, il calo di partecipazione alle assemblee e l’evidente omologazione dei verbali delle medesime connotarono in negativo questo periodo.

La Cassa Rurale di Malmissole, invece, dopo la fondazione conobbe un lento, ma progressivo sviluppo nei primi anni della sua vita. Non fu tuttavia in grado di chiudere in positivo i primi due esercizi, a causa di un debito trasferitole negli anni precedenti dalla Cassa Rurale di Poggio. Come la Cassa di San Varano, aprì un conto presso l’agenzia corrente del Piccolo Credito Romagnolo per affrontare temporanee illiquidità. L’istituto di Malmissole riuscì a mantenere i suoi impegni anche durante la prima guerra mondiale, continuando a concedere fidi ordinari e straordinari ai soci che ne facevano richiesta e garantendo ai risparmiatori gli stessi tassi d’interesse praticati negli anni precedenti. Nell’assemblea del 1922 fu nominato don Gugliemo Prati direttore dell’Istituto; nel 1926 il trasferimento di quest’ultimo a Roncadello condusse anche ad uno spostamento degli uffici amministrativi nella nuova parrocchia. Dopo circa un anno fu ripristinata la sede amministrativa precedente.

Gli inizi del periodo fascista provocarono diverse conseguenze sulla Cassa. In primo luogo, come nella Cassa di San Varano, si ebbero le dimissioni di don Prati, nominato canonico della cattedrale ed invitato ad abbandonare ogni carica sociale. Esponenti dell’Ente assistenziale fascista delle Casse Rurali cominciarono a presenziare alle sedute degli organi collegiali, influenzandoli; vi fu inoltre una palese omologazione delle gestioni di tutte le casse (con verbali sempre più simili fra loro). Ciò provocò, naturalmente, un calo della partecipazione da parte dei soci alle assemblee ed alle votazioni per il rinnovo delle cariche. La conseguenza fu la negazione dello spirito di libera iniziativa della banca, che provocò varie difficoltà fino alla grande legge di Riforma bancaria.

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