Banca di Forlì -
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La prima riforma bancaria

La prima grande legge di Riforma bancaria (R.D. L. 375/36) introdusse una serie di norme nuove, che cambiarono il volto delle nostre Casse Rurali. Ai nostri fini la Cassa di San Varano e quella di Malmissole mutarono la denominazione in "Casse Rurali ed Artigiane", nel contesto del nuovo sistema (definito meglio con la legge 12-3-1938 n. 141). Furono così aumentati i poteri di intervento della Banca Italia , in particolare attraverso i nuovi organi di Ispettorato e Vigilanza (a partire dall’approvazione dell’atto costitutivo fino alla pubblicazione degli atti sociali). Poteri approfonditi e specifici vennero attribuiti all’ispettorato sia in sede di cessazione dell’attività bancaria, sia per la vigilanza.

Le Casse Rurali ora potevano costituirsi sia in forma di s.n.c. che di s.p.a. (laddove fosse prevista la presenza di soci con garanzia limitata); l’atto costitutivo doveva assumere la forma di un atto pubblico. Gli organi individuati erano i soci (soltanto i rappresentanti delle rispettive organizzazioni sindacali dei datori di lavoro), gli amministratori ed il collegio sindacale.

Le attività esercitabili dalle Casse Rurali (limitate al risparmio a breve termine) erano suddivise in: attività di deposito; attività di impiego del risparmio, con esclusivo riferimento a favore di agricoltori ed artigiani; attività di credito; attività finanziarie.

La riforma incise profondamente sulle Casse di San Varano e di Malmissole, nel clima difficile della fine degli anni Trenta.

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