Banca di Forlì -
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piazza natale

I cambiamenti epocali che le società evolute stanno vivendo non potranno che portare in dote una nuova configurazione della economia e del lavoro. Più rispettosa delle persone e delle imprese, meno condizionata dalle alchimie finanziarie di natura internazionale.

presidente

Dobbiamo guardare con fiducia ai mesi e agli anni che verranno, i cambiamenti epocali che le società evolute stanno vivendo non potranno che portare in dote una nuova configurazione della economia e del lavoro. Più rispettosa delle persone e delle imprese, meno condizionata dalle alchimie finanziarie di natura internazionale.
Quando un modello mostra la sua inefficienza un altro lo sostituisce, la storia ce lo insegna. Ora, però, dobbiamo essere consapevoli che il mondo e l’economia che abbiamo conosciuto sono profondamente cambiati, i punti di riferimento sui quali abbiamo impostato il nostro lavoro e il nostro modo di vivere per decenni non esistono più.
È inutile rimpiangere un passato fatto di crescita e sviluppo incessanti: nessuna previsione, neppure la più ottimistica, ne anticipa il ritorno in tempi ragionevoli.
La situazione economica forlivese, poi, appare particolarmente delicata e meno favorevole di quella di altre aree della Regione e della stessa Romagna.
Su questi problemi si stanno interrogando sia il sistema bancario nazionale che quello europeo.
È in tale prospettiva che nasce la riforma del Credito Cooperativo attualmente in corso in Italia che, prendendo atto dei segni tangibili che la crisi ha lasciato sui nostri Istituti, si muove verso due obbiettivi. La definitiva messa in sicurezza delle nostre Banche e il rilancio della vocazione localistica delle stesse, anche attraverso la promozione di fusioni tra gli Istituti. Si tratta di un processo inevitabile e con connotati virtuosi, destinato a offrire ai Soci e alla clientela maggiori certezze oltre che servizi più moderni ed adeguati. Un processo avanzato anche nella nostra terra, sulle cui prospettive abbiamo ragionato nei mesi scorsi nel corso di numerosi incontri con la base sociale forlivese.
Ecco perché il nostro Consiglio di Amministrazione, rispettando il mandato ricevuto, ha preso contatti con diverse Banche di Credito Cooperativo e particolarmente con i Dirigenti della Banca Ravennate – Imolese, con i quali stiamo sviluppando confronti e strategie per il futuro.
Il 2017 sarà l’anno in cui, presumibilmente, se la nostra base sociale ne converrà, si renderà opportuno intensificare tali rapporti e prendere le decisioni conseguenti. È un dovere che abbiamo di fronte ma è anche una prospettiva di crescita che, se si realizzasse, sarebbe profondamente rispettosa delle esigenze e delle specificità del territorio forlivese.
In conclusione, consentitemi di salutarvi e di augurare, a nome del Consiglio di Amministrazione, del Collegio Sindacale, della Direzione e di tutti coloro che lavorano per la nostra Banca, a tutti voi e ai vostri cari serene Festività Natalizie e i migliori auspici per il prossimo anno.

Domenico Ravaglioli

 

 

RIFORMA BCC E' LEGGE. NUOVA FASE PER LA COOPERAZIONE DI CREDITO ITALIANA


“Con l’approvazione definitiva della legge di riforma del Credito Cooperativo, il sistema della cooperazione mutualistica di credito, con una storia ultracentenaria alle spalle, entra finalmente in una nuova fase della sua esistenza. Si è completato un percorso lungo, tortuoso e non sempre facile. Ma il risultato finale rispecchia, pressoché nella sua totalità, il progetto di autoriforma che avevamo messo a punto. E di questo risultato dobbiamo essere consapevoli ed orgogliosi”.
Con queste parole il Presidente di Federcasse, Alessandro Azzi, commenta a caldo l’avvenuta approvazione, questa sera da parte dell’Aula di Palazzo Madama, del disegno di legge di conversione del Decreto di riforma del Credito Cooperativo italiano, dopo che il testo era già stato approvato dalla Camera il 23 marzo scorso.
“Abbiamo avuto la possibilità - prosegue Azzi - di contribuire a definire l’impianto di una riforma che perseguiva l’obiettivo di una riorganizzazione del Credito Cooperativo per adeguarlo al nuovo e molto più complesso scenario dell’Unione Bancaria, salvaguardandone però le peculiarità distintive. Altre realtà non hanno avuto questa opportunità”.
“Non era scontato che il sistema BCC potesse formulare una propria proposta e concorrere a disegnare un’architettura di integrazione originale, basata su un contratto di coesione dosato in ragione della meritevolezza delle singole Banche. Non esisteva alcuna esperienza precedente cui potersi riferire. Oggi possiamo affermare che realmente la definizione di “cooperativo” costituisca una qualificazione distintiva del Gruppo che si andrà a costituire”.
Federcasse, in relazione all’articolato di legge che – grazie all’importante ed attento contributo delle Commissioni parlamentari competenti – ha potuto modificare in molti parti sostanziali il Decreto Legge n.18/2016 approvato dal Consiglio dei Ministri il 10 febbraio, sottolinea come il testo definitivo abbia consentito di migliorare quello originario su alcuni temi chiave, ed in particolare:
• con riferimento alla clausola di non adesione (o meglio di trasformazione), la formulazione è stata rivista per garantire il rispetto dei princìpi fondanti la mutualità, evitando rischi di eccezioni sul piano della costituzionalità e della coerenza con le normative europee. Inoltre sono state introdotte date di riferimento abbastanza “strette” per definire il perimetro di esercizio di questa opzione;
• è stata reintrodotta la possibilità, per le BCC aventi sede nelle province autonome di Trento e Bolzano, di costituire autonomi gruppi bancari cooperativi composti unicamente dalle BCC aventi sede e operanti in quegli ambiti territoriali (si tratta della norma atta a recuperare la difesa della “specificità” delle Casse Raiffeisen più volte evidenziata);
• è stata reintrodotta la previsione relativa al Fondo di sostegno promosso da Federcasse con l’obiettivo di favorire ed accompagnare processi di consolidamento e concentrazione delle BCC. Sarà, questo, uno strumento di carattere temporaneo, che eserciterà la sua funzione nella fase transitoria tra l’approvazione della riforma e l’avvio operativo del Gruppo Bancario Cooperativo, ma assolutamente necessario per gestire le criticità che si dovessero manifestare, visti anche i vincoli posti all’azione svolta fino ad oggi dal Fondo di Garanzia dei Depositanti;
• sono state corrette incongruenze giuridico/tecniche – legate, ad esempio, al divieto del recesso come anche alla precisazione di alcuni poteri della Capogruppo – che evidenziavano un contrasto con altri principi o disposizioni di legge, relativi anche al perseguimento delle finalità di riforma;
• sono stati fissati con maggiore chiarezza gli ambiti di competenza del MEF e della Banca d’Italia per la definizione della disciplina.
“Possiamo dire – tiene a precisare ancora il Presidente di Federcasse - che si è costruita una cornice di regole adeguata – sul piano normativo e di mercato – a favorire il rafforzamento e la competitività del sistema BCC”
“Il Credito Cooperativo – prosegue Azzi - entra oggi nel suo “terzo tempo”. Dopo la fase originaria della totale autonomia e quella della “rete”, la coesione-integrata introdotta dalla riforma farà del Credito Cooperativo una realtà protagonista nell’ambito dell’industria bancaria ed un sistema più solido e meglio capace di rispondere alle nuove esigenze di servizio di soci e clienti”.
“Si apre ora la fase, altrettanto determinante, della costruzione concreta del Gruppo Bancario Cooperativo, per la quale sarà centrale il confronto con le BCC e le Federazioni Locali da una parte, e con la Banca Centrale Europea e la Banca d’Italia, dall’altra”.

Comunicato stampa Federcasse del 6.04.2016

 

ARTICOLO ORIGINALE DEL 15 FEBBRAIO


Il Decreto legge sulla riforma delle Banche di Credito Cooperativo italiane, approvato dal Consiglio dei Ministri il 10 febbraio scorso, è stato reso noto oggi, con la firma del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Federcasse constata l’accoglimento di alcuni elementi caratterizzanti l’impianto della proposta messa a punto dopo un ampio dibattito interno al Credito Cooperativo e un confronto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e la Banca d’Italia.
Allo stesso tempo, Federcasse esprime forti perplessità anche di natura tecnica su alcuni profili del provvedimento, oltre a ribadire la non condivisione della modalità con cui verrebbe resa possibile la cosiddetta way-out e del mancato recepimento di quanto previsto nella proposta di autoriforma sulle specificità di alcuni territori a statuto speciale, in particolare per il sistema delle Casse Raiffeisen altoatesine. Federcasse ritiene pertanto che importanti modifiche siano indispensabili per dare compiutezza all’ambizioso disegno riformatore e che potranno essere discusse e approvate dal Parlamento nel corso dell’iter di conversione del decreto.

Roma, 15 febbraio 2016

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