Banca di Forlì -
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Direttore, con quel che si dice oggi delle banche, lei come si trova in questo ufficio?
Perfettamente a mio agio, tra persone per bene, all’interno di una banca che costituisce riferimento sicuro per la città e le comunità locali. Sono orgoglioso, anzi, d’essere qui. Poi si, negli ultimi anni fare il nostro mestiere è diventato complicato per fatti oggettivi ma anche a causa di una deriva mediatica che crea sfiducia e ansia. Sparlare delle banche è diventato esercizio retorico, uno sparare nel mucchio alla ricerca di facile consenso. Ma si tratta di esagerazioni. Le banche non sono la favola nera della economia italiana. La verità è che stiamo pagando dazio ad una crisi economica interminabile. Detto questo c’è molto altro da considerare.
Cosa, in particolare?
Chi vive all’interno delle banche s’era probabilmente illuso che la crisi manifestatasi nel 2008 fosse passeggera. O quanto meno che i suoi effetti non finissero per intaccare l’equilibrio dei nostri Istituti, come invece, purtroppo, è accaduto. Tanto che oggi dobbiamo ripensare i nostri comportamenti. Non mi riferisco al tradizionale sostegno offerto alla clientela: quello noi delle BCC lo abbiamo garantito in questi anni e continueremo ad offrirlo. Abbiamo pagato dei prezzi, in quel senso, ma non rimpiangiamo affatto le scelte di vicinanza alle comunità fatte a suo tempo. Penso invece alla organizzazione del nostro lavoro, per certi versi alla missione. A Forlì ci stiamo già muovendo in questo senso.
In che modo?
Abbiamo ragionato sul futuro, prendendo atto che le condizioni di mercato sono radicalmente cambiate. Le banche vivevano sulla intermediazione del danaro: con gli attuali tassi, e con quelli previsti per i prossimi anni, non sarà più possibile. Inoltre i clienti si spostano progressivamente dai canali fisici di contatto a quelli remoti, attraverso il web e le procedure informatiche. Allora è inevitabile che pensiamo a nuovi servizi da offrire alla clientela, a puntare sui margini di commissione, a una diversa organizzazione delle filiali. Attraverso una intensa attività di formazione delle professionalità interne.
Una sorta di rivoluzione. Inevitabile?
Assolutamente si. Altrimenti per il sistema bancario in genere, per quello locale in particolare, non ci sarà un futuro.

 

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